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Ferrero, il valdese teorico del “niet”

Posted by: webgte on: July 29, 2008

Sconosciuto fino a due anni fa, Paolo Ferrero, detto il «Bertinotti valdese», ha bruciato le tappe incendiandole col suo giacobinismo da ultimo giapponese. Comunisti come lui non li trovi neanche tra i guerriglieri colombiani. Questo è piaciuto ai compagni di Rc che, preferendolo al mite Nichi Vendola, lo hanno eletto segretario. E si sono suicidati.

Nel biennio in cui è stato ministro della Solidarietà sociale del governo Prodi, Paolino ha riempito le cronache con le sue strampalaggini. Indossando per la prima volta la cravatta, si presentò alla seduta inaugurale del Consiglio dei ministri ed esordì: «Siamo uno contro venticinque». Con questo, notificò che avrebbe fatto il bastiancontrario in nome del proletariato. Considerava infatti i suoi colleghi del centrosinistra una congrega di ex dc, socialdemocratici, infiltrati del grande capitale. E inanellò un niet dietro l’altro. «Se toccate le pensioni, è sciopero»; «a piangere siano i ricchi».
Naturalmente si esprimeva in modo più complesso. La sua eloquenza, infatti, derivava da quella di Fausto Bertinotti, quando era ancora Bertinotti. Un misto di sindacalese e prosa giovanile di Marx. Parlando di occupazione diceva: «Il nesso tra scomposizione e precarizzazione genera una vertenzialità diffusa e processi di privatizzazione ed esternalizzazione». Se discettava di economia frullava le stesse parole: «La vertenzialità diffusa dei processi di privatizzazione ed esternalizzazione generano il nesso tra scomposizione e precarizzazione».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279385

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